Teatro: Stagione teatrale 11/12
dall'1 al 5 febbraio oggi in scena
Dolce Marilyn
regia: Michela Marelli - con: Luca Maciacchini - testi: Michela Marelli e Serenella Hugony Bonzano - canzoni e arrangiamenti: Luca Maciacchini - progetto luci: Niccolò Leoni
“È indubbio che in ogni caso, pagherò a molto caro prezzo l’incarico, lo sapevo prima di accettarlo e quindi non mi lamento affatto, perchè per me è stata un’occasione unica di fare qualcosa per il paese” (Giorgio Ambrosoli, 1975)
Vittima di un sicario ingaggiato dal banchiere Michele Sindona, sulle cui attività stava indagando, Giorgio Ambrosoli è stato assassinato per avere fatto il suo dovere senza compromessi. Luca Maciacchini porta in scena la vicenda di Giorgio Ambrosoli con le modalità e gli obiettivi del teatro civile, in forma di teatro canzone. Attraverso il monologo e la canzone, Maciacchini racconta in maniera corretta e originale, senza politicizzazioni, cercando di far capire al pubblico alcune delle complicatissime dinamiche su cui stava indagando l’avvocato prima di venire ucciso. Arriva un momento nella vita in cui ti dici ‘diamo un senso preciso a questa carriera’. Va bene essere commerciali, far ridere, divertire ma vi è anche la necessità di dire ‘cosa ci sto a fare su un palco?’ Provvidenziale è stato l’incontro con Annalori Ambrosoli nel 2008 con la quale si è deciso di preparare lo spettacolo.
Luca Maciacchini
Teatro Ragazzi: Vieni a teatro con me?
4 febbraio oggi in scena
compagnia RODISIO
di: Manuela Capece e Davide Doro - regia: Manuela Capece e Davide Doro - con: Amina Amici, Giulio Canestrelli, Davide Doro, Pasquale di Filippo
La Festa è un gioco. C’è un popolo e c’è un re. Il re ordina, il popolo esegue e tutti hanno i baffi. La Festa è la tragica fine di una dittatura. Si parla di potere, di libertà, di coscienza, di desiderio, di bene e di male. E dopo si può addirittura parlare di Democrazia. Una fotografia un po’ espressionista del nostro piccolo popolo, quello che i bambini hanno raccontato ai Rodisio nei due anni di ricerca serviti alla preparazione dello spettacolo. A loro è stato chiesto di raccontare il mondo in cui vivono: una domanda complessa che attraversa presente e futuro. Ed è proprio quell’ essere naturalmente predisposti al domani, che rende i bambini meravigliosamente rivoltosi. Lo spettacolo arriva a conclusione del progetto di ricerca che ha coinvolto oltre 500 bambini dai 6 agli 11 anni in Italia, Francia, Inghilterra, Irlanda e Giappone sul tema della Paura, dell’Amore e della Rivolta.
Corsi: Corsi di teatro 11/12
WORKSHOP TEORICO E PRATICO di Juan Folino
Il workshop di Juan Folino è rimandato a data da destinarsi a causa di gravi problemi personali.
Ci scusiamo la momentanea sospensione dell'iniziativa.
Teatro: Stagione teatrale 11/12
dal 10 al 19 febbraio
Piccola Compagnia della Magnolia con il sostegno del Sistema Teatro Torino in collaborazione con Théatre Durance - Scène Conventionnèe (France - PACA)
elaborazione testo e regia: Giorgia Cerruti - assistente alla regia: Fabrizia Gariglio - con: Davide Giglio - suono e luci: Riccardo Polignieri - studio costumi e scelte musicali: Giorgia Cerruti - realizzazione costumi: Atelier PCM e Alessandro Di Blasi
Ispirato a Titus Andronicus di William Shakespeare
Dal 10 al 19 febbraio al Teatro Litta TITUS / Studio sulle Radici è la terza tappa di un percorso shakespeariano denominato Trilogia dell’Individuo inaugurat
con Hamm-let / Studio sulla Voracità (2009) e proseguito con Otello / Studio sulla Corruzione dell’ Angelo (2010 / 2011).
Dopo Otello e Amleto la compagnia prova a spingere lo sguardo verso un nuovo Shakespeare, meno evoluto certamente nella scrittura ma carico di potenza immaginifica e straziato nel cogliere il senso dei legami di sangue. Studiare le Radici è studiare il sangue, i rapporti primari di parentela o comunque i rapporti senza mediazioni, di rito e mito: dire “sangue mio” è dire a qualcuno che lui scorre in te. Crediamo che il senso del Titus sia politico o ideologico solo in apertura e chiusura: è un’opera dal carattere consapevolmente
grottesco dove il potere è su un piano tribale in quanto difesa di una famiglia e offesa ad un’altra. È pertanto potere privato e immediato, violento: potere di amare smisuratamente, o di sopraffare, stuprare, mutilare, uccidere. In profondità questo conflitto – così contemporaneo – non tocca le nostre culture o i nostri valori, ma si gioca sul sangue. Da una parte la coesione familiare e dall’altra l’opposto, la mutilazione come taglio del corpo tribale e del corpo individuale, recisione del legame essenziale della parte con il tutto.
Immagino un viaggio sincero tra Shakespeare e noi, uno spazio scenico ampio e nudo, scarno, una grande tela al fondo che assorbe cromaticamente nei rossi lo spazio, una cancrena a fare da sfondo e Velasquez che ispira nei costumi l’ampiezza delle passioni e l’energia degli attori. E aria che si sprigiona tra le vesti, nella recitazione attenta a rispettare la metrica di Shakespeare ma aperta anche al nostro dire, un’estetica antinaturalistica sempre attenta a dichiarare il teatro, la sua finzione, ma ostinatamente volta a offrire la verità e la densità emotiva in un equilibrio difficile da trovare ma che continua febbrilmente ad appassionarci.
Giorgia Cerruti
Teatro: Stagione teatrale 11/12
dal 14 al 21 febbraio / dal 24 febbraio al 4 marzo
LITTA_produzioni
di Luigi Pirandello
regia: Antonio Syxty - con: Francesco Paolo Cosenza e Niccolò Piramidal - scene e costumi: Guido Buganza - assistente alle scene: Giulia Breno - assistente alla regia: Antonio Pinnetti - luci e immagini: Fulvio Melli - staff tecnico: Alessandro Barbieri e Ahmad Shalabi - foto: Federico Cambria - direttore di produzione: Gaia Calimani
Il protagonista di questo atto unico di Luigi Pirandello è un uomo malato di tumore e condannato a morire. Questa condizione personale, fatale e inaspettata, lo spinge a riflettere sul mistero della vita tentando di penetrarne la sua essenza e il suo mistero. Per chi, come lui, sa che la morte è vicina, tutti i particolari e le cose, insignificanti agli occhi degli altri, assumono un valore e una collocazione diversa. L’altro personaggio di questo perfetto e famosissimo dramma borghese di Pirandello è un avventore di un caffè di una ipotetica stazione ferroviaria, dove si svolge tutta la scena. Questo personaggio è un uomo qualsiasi, che la monotonia e la banalità della vita quotidiana hanno reso scialbo, ordinario e vuoto a tal punto che il dialogo fra lui e il protagonista finisce col diventare un monologo di forte impatto emotivo del protagonista, quando quest’ultimo gli rivela il suo terribile segreto.
Il teatro ha ancora la possibilità di custodire un mistero. Nella nostra epoca dove tutti chiediamo una spiegazione a tutto cercando disperatamente una conferma al mondo mediatico, tecnologico e multi-tasking, il teatro ha ancora il pregio di fermare il tempo. Ciò accade anche nella nostra vita quando un evento drammatico crea una sorta di black-out nel lento scorrere degli avvenimenti, costringendoci a riconsiderare con occhi e sentimenti diversi quegli stessi avvenimenti, nel loro lento dipanarsi e scorrere in ogni nostra giornata. Il compito dell’artista dovrebbe essere quello di creare apparizioni che possano rivelare il mistero assoluto. Senza mistero la realtà non esiste. Il mistero è ciò che deve esistere affinché la realtà sia possibile.
Antonio Syxty
Teatro Ragazzi: Chi è di scena al Litta
dall'1 al 2 marzo
LITTA_produzioni
testo: Nicoletta Cardone Johnson, Gaetano Callegaro - regia: Gaetano Callegaro, Elisabetta Riva
Titti e Lella durante i loro giochi finiscono nella soffitta del Signor Tobia, zio di Titti: qui sono sepolti tutti i giocattoli che questo bizzarro inventore ha costruito nel corso degli anni per la sua nipotina. Fra "Acchiappasogni a stantuffo" ed "Inventabugie" a pile c'è il meraviglioso "Turbocoloursplash", una scatola magica che permette di entrare nei colori. Quali emozioni suscita il rosso? Il blu fa più rumore del vento? L'allegria è gialla? Ad un tratto il Turbocoloursplash si inceppa, fuma, si anima e dopo aver creato i colori più incredibili…esplode l'arcobaleno! In questo spettacolo si fa riferimento al colore. Avvicinandosi ai colori fondamentali e ad alcuni complementari, analizzando le innumerevoli emozioni che suscitano le diverse sfumature che si possono creare, i bambini potranno imparare non solo a vedere ma soprattutto a guardare.
Teatro: Stagione teatrale 11/12
dal 2 all'11 marzo
Associazione culturale Foxtrot Golf
di Gianni Guardigli
regia: Francesco Branchetti - con: Isabella Giannone - musiche: Pino Cangialosi - scene e costumi: Cristiano Paliotto - progetto illuminotecnico: Francesco Branchetti
Liberamente ispirato alla novella di Camillo Boito
La novella “Senso” di Camillo Boito è stata più volte adattata e reinterpretata.
La versione più eclatante è stato il magnifico film di Luchino Visconti con protagonista Alida Valli. Questa versione nasce nell’estate 2006. La protagonista vive il suo amore per un soldato tedesco, ma non durante le guerre di Indipendenza, bensì nella Roma occupata della Seconda Guerra Mondiale. L’amore cieco per l’ufficiale del Reich prende la forma della più atroce delle vendette quando la bella e matura Contessa scopre il tradimento dell’amato. E tutto diventa monologo interiore. La Signora è condannata da una sorta di Tribunale che ha la sua sede all’interno di se stessa a ripercorrere tutte le mattine le tappe della sua Via Crucis personale seduta a uno scrittoio e a ricostruire con l’ossessione dell’esattezza tutti i momenti della vicenda con l’assoluta precisione del particolare.
Questo è l’unico modo di vivere che la farà continuare fino al giorno in cui lei stessa morirà.
La mattina inchiodata allo scrittoio a ricostruire gli attimi, le emozioni, i turbamenti e il doloroso nodo alla gola. La notte a implorare, a piangere, a risentire il tonfo del corpo del suo amato che cade per l’esecuzione capitale avvenuta per fucilazione. Supplizio estremo che ha avuto luogo a seguito della denuncia della stessa Contessa ferita e folle di desiderio di vendetta. Più volte la nobildonna ripete che non è possibile sentirsi in colpa se ci si è vendicati di una persona priva di anima, ma la contraddizione è più che evidente.
Un girone dantesco eterno e avvitato in se stesso. Uno dei terribili esiti che possono stamparsi su una vita quando ha preso la strada di “un amore sbagliato”. Un tema universale che può essere narrato in tutte le epoche.
Gianni Guardigli
Note di regia
In ”Senso” di Gianni Guardigli la vicenda narrata è ambientata nel periodo della Dolce Vita, gli anni ’60, quando la capitale si ammanta di “desiderio di futuro”. Nella mente della nobildonna è stampato per sempre il giorno della sua vendetta, attimo dopo attimo, pensiero dopo pensiero. In tutto il testo regna sovrana il fantasma del soldato tedesco; ricordi, strazio, felicità ed emozioni perdute, rimorso, ferite insanabili, dolore, per quel ménage sentimentale che tra la donna e il giovane si era instaurato e che era arrivato ad eccessi estremi di scabrosità fisica e morale. Un monologo dalla forza straziante che abbraccia nel ricordo un arco narrativo di molti anni. La mia lettura intende centrare la messinscena su tre temi portanti: primo il difficile, ambiguo, pericoloso rapporto tra status sociale e passione, secondo tema la solitudine dell’ atto compiuto, terzo tema infine l’impotenza dell’uomo, all’interno del conflittuoso rapporto tra bene e male, nei confronti delle passioni eccessive, forse sbagliate e quindi l’impotenza nei confronti dell’inevitabile, tragico, terribile, viaggio di perdizione, vuoto e disperazione che spesso ne consegue.
Elementi scenici, luci e musiche danno un fondamentale apporto alla costruzione di questo incubo d’amore, accompagnandoci in questo viaggio, nel vizio mentale, nelle patologie dell’anima della protagonista, nella sua via crucis, nel delirio e nell’ossessione di chi è braccato dai propri fantasmi, nei perversi meccanismi che scaturiscono dalla brama di passione, nelle pulsioni estreme, insite nell’uomo, nel disfacimento e nella disgregazione dell’animo che, inevitabilmente, ne scaturiscono. Siamo di fronte ad un’opera dai mille tempi e spazi, dai mille volti, dalle mille ambiguità e prospettive e la contessa è uno splendido, variegato, prismatico personaggio, dal percorso umano straziante, il cui significato più profondo é l’incessante aspirazione umana ad una compiutezza ed a un assoluto che sono sempre, forse, irraggiungibili. La regia intende restituire al testo la straordinaria capacità d’indagare l’animo femminile e le tortuose relazioni che abbiamo con noi stessi e poi con gli altri; ansie, paure, malesseri, malinconie, dolori, solitudini si confondono in un balletto straziante che ci trascina nell’inferno privato di una donna.
Teatro Ragazzi: Chi è di scena al Litta
dall'8 al 9 marzo
Claudio Milani_Latoparlato
testo: Francesca Marchegiano - di e con: Claudio Milani
Ogni bambino ha dentro una voce. Ogni voce ha dentro una casa. Per sapere le case dentro i bambini, bisogna sentire il silenzio che fanno, bisogna cantare la loro canzone. In questa storia c'è una Principessa buona che nutre il suo bambino con il pane e con le favole, e una Principessa cattiva, che se lo vuole mangiare. Il bambino si chiama Pietro e ha una voce magica, ma la tiene chiusa in fondo alla gola. Sarà grazie all'incontro con il bambino di carta, il bambino blu, e all'insegnamento di un padre speciale, che Pietro troverà il coraggio di salvarsi dal pericolo e crescere, cantando al mondo la sua canzone. Una magica e toccante storia che insegna ai bambini e ricorda agli adulti l'importanza di affrontare la vita superando gli ostacoli e accettandone i doni, esprimendo, con coraggio e senza pregiudizi, la voce che ognuno ha nel cuore.
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