Teatro
di: Amos Kamil - traduzione: FlaviaTolnay con la collaborazione di Alberto Oliva - regia: Alberto Oliva - assistente alla regia: Francesca Prete - con: Gaetano Callegaro e Francesco Paolo Cosenza - scene e costumi: Francesca Pedrotti - disegno luci: Fulvio Melli - realizzazione scene: Ahmad Shalabi - datore luci: Marco Meola - direttore di produzione: Antonella Ferrari
Dopo aver fatto il tutto esaurito la scorsa stagione e aver riscosso grande attenzione da parte della critica, torna al Teatro Litta, dal 10 al 22 genaio 2012, Il venditore di sigari di Amos Kamil per la regia di Alberto Oliva.
Nella Germania appena uscita dalla guerra, due uomini soli si incontrano tutte le mattine alle sei e trenta in un negozio di tabacchi. Uno ne è il proprietario, l’altro è un professore ebreo. Entrambi si portano dietro un segreto e alcuni frammenti della Storia, che ha appena sconvolto e quasi annientato un popolo presente in tutto il mondo con diverse nazionalità ma un’unica fede. Questo li chiama ad assumersi la responsabilità della loro appartenenza e a definire la loro posizione. Attraverso un dialogo serrato e di forte tensione, in cui si rinfacciano reciproche colpe e recriminano sui torti subiti, i due protagonisti arriveranno a scoprire chi sono veramente e quanto gli avvenimenti storici hanno condizionato la loro vita. La partita si gioca su un piano in cui è impossibile giudicare, in bilico tra la vita e la morte, la devastazione della guerra e le ipocrisie della ricostruzione. Come la Storia ha segnato chi si sentiva non solo ebreo, ma anche cittadino dell’Europa? Un Ebreo ha il diritto di sentirsi anche Tedesco? É il dilemma dell’appartenenza, dell’etichetta, che ognuno si porta dietro da quando nasce e alla quale è costretto ad aderire o a ribellarsi, ma non può restare indifferente.
Affrontare questo testo, da non ebreo, – dice Alberto Oliva – è inoltre per me l’occasione di indagare sulla difficoltà universale di scegliere se rimanere nascosti a combattere il nemico da dentro, o partire, abbandonando le proprie radici per combattere il nemico da lontano, ma a viso aperto. Ho pensato a uno spettacolo che, partendo dalla questione ebraica, sappia trascenderla e arrivare a parlare di tutti, perché tutti prima o poi siamo chiamati
a fare i conti con la nostra identità e a scegliere i tempi e i modi della nostra partecipazione sociale, oggi più necessaria che mai.
Estratti di rasegna stampa
(…) il sentimento che si staglia netto in questa messa in scena, curata con attenzione dal giovane Alberto Oliva, è quello dell’impossibilità di riuscire a vivere per chi è sopravvissuto qualunque sia stata la sua storia. Con bravura e intelligenza Francesco Paolo Cosenza affronta il suo Gruber dandogli toni di segreta sofferenza per un indicibile che deve essere detto. Di fronte a lui il Doktor di Gaetano Callegaro che sceglie nella politica il futuro. (…)
Magda Poli, Corriere della Sera, 19/05/2010
Teatro
di Luigi Pirandello
regia: Antonio Syxty - con: Francesco Paolo Cosenza e Niccolò Piramidal - scene e costumi: Guido Buganza - assistente alle scene: Giulia Breno - assistente alla regia: Antonio Pinnetti - luci e immagini: Fulvio Melli - staff tecnico: Alessandro Barbieri e Ahmad Shalabi - foto: Federico Cambria - direttore di produzione: Gaia Calimani
Pubblicata nel 1923, L’uomo dal fiore in bocca è una commedia in un solo atto presentata inizialmente da Pirandello con il titolo La morte addosso. Il protagonista, seduto al tavolino di un caffè notturno di un piccolo paesino, racconta ad un anonimo avventore di avere appena scoperto di esser vittima di un “epitelioma”: il suo nome è più dolce di una caramella, e ben si adatterebbe ad un fiore, ma si tratta di un fiore maligno, un tumore che gli è spuntato su un labbro e che lo costringe a pochi mesi di vita. Invece di abbandonarsi allo sconforto, da questo momento egli ha deciso di cambiare il suo comportamento, il suo modo di vedere il mondo, di osservare la propria vita e quella degli altri. Questi momenti saranno gli ultimi che egli potrà godere, e per questo sono divenuti tutti incomparabilmente preziosi ed importanti.
“Il teatro ha ancora la possibilità di custodire un mistero. Nella nostra epoca dove tutti chiediamo una spiegazione a tutto cercando disperatamente una conferma al mondo mediatico, tecnologico e multitasking, il teatro ha ancora il pregio di fermare il tempo. Ciò accade anche nella nostra vita quando un evento drammatico crea una sorta di black-out nello scorrere degli avvenimenti costringendoci a riconsiderare con occhi e sentimenti diversi gli accadimenti della vita stessa. Il compito dell’artista dovrebbe essere quello di creare apparizioni che possano rivelare il mistero assoluto. Per dirla con le parole di Arturo Schwarz - Senza mistero la realtà non esiste. Il mistero è ciò che deve esistere affinché la realtà sia possibile.E per poter ricreare un mondo sospeso fra mistero e realtà ho chiesto a Guido Buganza – che oltre a essere uno scenografo di grande talento e fama è anche un bravissimo pittore – di immaginare per lo spettacolo qualcosa che fosse più simile a un’installazione d’arte che una scenografia. E allo stesso tempo ho chiesto anche a Fulvio Melli - autore delle luci e delle immagini proiettate - di poter immaginare un ambiente luminoso ‘non teatrale’, quindi anche questo autonomo e auto-significante. L’idea per me era quella di poter situare questo ‘pezzo unico’ di Pirandello in una zona limitrofa alla vita, sospesa fra realtà delle parole e dei fatti e condizione mutante e mutevole della visione attraverso l’arte. In questo rapporto sospeso e ‘straniante’ anche Francesco Paolo Cosenza che è interprete del ‘pezzo unico’ Pirandelliano diventa un visitatore/viaggiatore della propria vita anch’egli sospeso fra ciò che sembrava essere e ciò che è. Una condizione che ci accomuna tutti. Considero questo un tentativo di ‘messa in opera’ più che una ‘messa in scena’”.
Antonio Syxty
Teatro
di Luigi Pirandello
con: Claudia Negrin, Valeria Perdonò, Emiliano Brioschi, Michele Radice, Alex Cendron - costumi: Lucia Lapolla - scenografia: Diamante Faraldo e Makio Manzoni - regia: Pasquale Marrazzo - assistente alla regia: Marilisa Cometti - in collaborazione con: N.O.I. Film s.a.s. - lighting designer: Luca Sabbioni
Lo spettacolo non andrà in scena nelle giornate del 24, 25 e 26 novembre. Riprenderà con l'ultima replica domenica 27 novembre alle h 16.30.
Non si sa come è il debutto teatrale del regista cinematografico Pasquale Marrazzo, in scena al teatro Litta dal 3 al 27 novembre 2011.
Il testo è un dramma in tre atti scritto da Luigi Pirandello nel 1934. La piéce è ispirata alle novelle Nel gorgo del 1913, Cinci del 1932 e La realtà del sogno del 1914.
Il conte Romeo Daddi, personaggio serio e rispettabile, è molto innamorato della moglie ed è buon amico di Giorgio Vanzi, nonostante ciò gli accade di tradire l’amicizia e la moglie con Ginevra, amica di famiglia e moglie di Vanzi. Il suo non è stato un innamoramento, ma un atto istintivo che, non si sa come, l’ha portato a fare quello che ha fatto.
Dopo un doloroso chiarimento fra loro Romeo Daddi ricorda un altro delitto, compiuto da ragazzo, di natura molto diversa. In una sciocca lite con un ragazzo, di quelle liti che avvengono per “futili motivi”, lo aveva colpito con una pietra uccidendolo.
Il racconto di Romeo é allucinante: il ragazzo giaceva morto ai suoi piedi, eppure lui non si sentiva colpevole; tutto era avvenuto come in un incubo, in una specie di delirio dove il protagonista del fatto non era lui, che se ne era tornato tranquillamente a casa, quasi che in ognuno di noi ci siano due ‘io’.
Anche quello che è avvenuto con Ginevra è stato come un sogno di cui si percepisce la realtà solo quando si torna in se stessi.
La situazione si è ripetuta: un altro delitto è stato compiuto per istinto, non si sa come, ma per il quale occorre assumersi le proprie responsabilità: si deve essere chiamati a rispondere anche delle azioni di quell’io che talora ci sovrasta e ci trascina. Bisogna cercare la punizione anche se non ci si sente colpevoli: il conte farà in modo che il suo amico Giorgio lo uccida, anche lui senza volerlo, non si sa come.
Quante volte ci si è rimproverati di un atto istintivo, di cui percepivamo le conseguenze e che nonostante ciò abbiamo compiuto? Perché l’abbiamo fatto? Chi o cosa ci ha spinto a farlo? Ci sono dunque due ‘io’ dentro di noi ed uno é nemico dell’altro.
Teatro Ragazzi
liberamente ispirato a Moby Dick di Hermann Melville
con: Alberto Astorri e Paola Tintinelli
Mille cuori pulsanti abitano Moby Dick a seconda dell’età in cui lo si scopre.
Da piccoli la storia della balena bianca che viene dalle profondità del mare, del capitano Achab, della cima aggrovigliata che lo trascinerà nell’abisso, rimane impressa per sempre.
Ismaele, l’oste della locanda, è l’unico superstite del naufragio del Pequod. Marino è un cantante musicista capitato per caso in questo strano ristoro: si deve imbarcare sulla Love Boat, una nave da crociera, e non ha mai visto il mare. Il giovane Marino viene iniziato dal vecchio oste alla storia del Pequod e del Capitano Achab con ironia, dramma e lezioni di cetologia. Il confronto tra un uomo più giovane con un uomo più anziano permette di affrontare il tema dell’esperienza, della memoria e della trasmissione di questo sapere e nella nostra locanda Marino Tempesta troverà, forse, la propria vocazione.
Teatro Ragazzi
testo: Nicoletta Cardone Johnson, Gaetano Callegaro - regia: Gaetano Callegaro, Elisabetta Riva
Titti e Lella durante i loro giochi finiscono nella soffitta del Signor Tobia, zio di Titti: qui sono sepolti tutti i giocattoli che questo bizzarro inventore ha costruito nel corso degli anni per la sua nipotina. Fra "Acchiappasogni a stantuffo" ed "Inventabugie" a pile c'è il meraviglioso "Turbocoloursplash",una scatola magica che permette di entrare nei colori. Quali emozioni suscita il rosso? Il blu fa più rumore del vento? L'allegria è gialla? Ad un tratto il Turbocoloursplash si inceppa, fuma, si anima e dopo aver creato i colori più incredibili…esplode l'arcobaleno! In questo spettacolo si fa riferimento al colore. Avvicinandosi ai colori fondamentali e ad alcuni complementari, analizzando le innumerevoli emozioni che suscitano le diverse sfumature che si possono creare, i bambini potranno imparare non solo a vedere ma soprattutto a guardare.
Eventi teatrali
di: Rosella Postorino - uno spettacolo di: Sandro Mabellini - con: Silvia Giuliano, Umberto Petranca
In collaborazione con Napoli Teatro Festival Italia
Sul palcoscenico il cortocircuito di una coppia: Lei che è il suo lavoro, e Lui che, senza lavoro, rischia di essere “niente”. Entrambi sono alle prese con mastertruffa, ritmi impossibili, affitti che incombono e contratti a tempo determinato. Estremi opposti di una generazione in lotta per il proprio futuro, le loro esistenze sono destinate a intrecciarsi e accarezzarsi, pur davanti allo spettro di una gravidanza non programmata.
“Quello che appare alla luce del bellissimo testo di Rosella è una sorta di nuova forma di teatro greco, fatta di una voce che argomenta e l’altra che insinua dubbi, riguardo problematiche strettamente legate al vivere contemporaneo. In questo testo una coppia, il nucleo base della società contemporanea, dibatte sui problemi del lavoro che non c’è, o che quando c’è diventa un’illusione di felicità che allontana però la coppia dalla possibilità dell’amore, della crescita, della possibilità di generare un figlio. Come nella tragedia greca, dicevo, una voce femminile ed una maschile, un Coro e un Corifeo, pongono sulla pubblica piazza i problemi del lavoro, dei contratti a progetto, dei master a pagamento, delle ingiustizie sociali.” (Sandro Mabellini)
Nota sul progetto
Lo spettacolo nasce all’interno di Working for Paradise, un laboratorio realizzato nel 2009 dal Napoli Teatro Festival Italia fra Berlino e Napoli, con sedici attori e registi provenienti da Germania e Italia coordinati dal regista Matthias Langhoff. Le sessioni di studio, strutturate attraverso discussioni, approfondimenti, analisi dell’opera di Heiner Müller, sono arrivate a Napoli, nella seconda fase del workshop, per un percorso di ricerca registica, rovesciando il titolo originario in Paradise of Working. Qui l’attenzione si è spostata sul mondo del lavoro di oggi, sul precariato e la disoccupazione descritti nei testi commissionati dal Festival a tre giovani autori: Linee guida sulla ferocia di Vincenzo Latronico, Il gioco della sedia di Chiara Valerio e Tu (non) sei il tuo lavoro di Rosella Postorino. http://www.youtube.com/watch?v=Ie6r2RwM5uE