Teatro: Stagione teatrale 11/12
Evento concluso
produzione: LITTA_produzioni
di Luigi Pirandello
regia: Antonio Syxty - con: Francesco Paolo Cosenza e Niccolò Piramidal - scene e costumi: Guido Buganza - assistente alle scene: Giulia Breno - assistente alla regia: Antonio Pinnetti - luci e immagini: Fulvio Melli - staff tecnico: Alessandro Barbieri e Ahmad Shalabi - foto: Federico Cambria - direttore di produzione: Gaia Calimani
Pubblicata nel 1923, L’uomo dal fiore in bocca è una commedia in un solo atto presentata inizialmente da Pirandello con il titolo La morte addosso. Il protagonista, seduto al tavolino di un caffè notturno di un piccolo paesino, racconta ad un anonimo avventore di avere appena scoperto di esser vittima di un “epitelioma”: il suo nome è più dolce di una caramella, e ben si adatterebbe ad un fiore, ma si tratta di un fiore maligno, un tumore che gli è spuntato su un labbro e che lo costringe a pochi mesi di vita. Invece di abbandonarsi allo sconforto, da questo momento egli ha deciso di cambiare il suo comportamento, il suo modo di vedere il mondo, di osservare la propria vita e quella degli altri. Questi momenti saranno gli ultimi che egli potrà godere, e per questo sono divenuti tutti incomparabilmente preziosi ed importanti.
“Il teatro ha ancora la possibilità di custodire un mistero. Nella nostra epoca dove tutti chiediamo una spiegazione a tutto cercando disperatamente una conferma al mondo mediatico, tecnologico e multitasking, il teatro ha ancora il pregio di fermare il tempo. Ciò accade anche nella nostra vita quando un evento drammatico crea una sorta di black-out nello scorrere degli avvenimenti costringendoci a riconsiderare con occhi e sentimenti diversi gli accadimenti della vita stessa. Il compito dell’artista dovrebbe essere quello di creare apparizioni che possano rivelare il mistero assoluto. Per dirla con le parole di Arturo Schwarz - Senza mistero la realtà non esiste. Il mistero è ciò che deve esistere affinché la realtà sia possibile.E per poter ricreare un mondo sospeso fra mistero e realtà ho chiesto a Guido Buganza – che oltre a essere uno scenografo di grande talento e fama è anche un bravissimo pittore – di immaginare per lo spettacolo qualcosa che fosse più simile a un’installazione d’arte che una scenografia. E allo stesso tempo ho chiesto anche a Fulvio Melli - autore delle luci e delle immagini proiettate - di poter immaginare un ambiente luminoso ‘non teatrale’, quindi anche questo autonomo e auto-significante. L’idea per me era quella di poter situare questo ‘pezzo unico’ di Pirandello in una zona limitrofa alla vita, sospesa fra realtà delle parole e dei fatti e condizione mutante e mutevole della visione attraverso l’arte. In questo rapporto sospeso e ‘straniante’ anche Francesco Paolo Cosenza che è interprete del ‘pezzo unico’ Pirandelliano diventa un visitatore/viaggiatore della propria vita anch’egli sospeso fra ciò che sembrava essere e ciò che è. Una condizione che ci accomuna tutti. Considero questo un tentativo di ‘messa in opera’ più che una ‘messa in scena’”.
Antonio Syxty