Teatro: Stagione teatrale 11/12
Evento concluso
produzione: Associazione culturale Foxtrot Golf
di Gianni Guardigli
regia: Francesco Branchetti - con: Isabella Giannone - musiche: Pino Cangialosi - scene e costumi: Cristiano Paliotto - progetto illuminotecnico: Francesco Branchetti
Liberamente ispirato alla novella di Camillo Boito
La novella “Senso” di Camillo Boito è stata più volte adattata e reinterpretata.
La versione più eclatante è stato il magnifico film di Luchino Visconti con protagonista Alida Valli. Questa versione nasce nell’estate 2006. La protagonista vive il suo amore per un soldato tedesco, ma non durante le guerre di Indipendenza, bensì nella Roma occupata della Seconda Guerra Mondiale. L’amore cieco per l’ufficiale del Reich prende la forma della più atroce delle vendette quando la bella e matura Contessa scopre il tradimento dell’amato. E tutto diventa monologo interiore. La Signora è condannata da una sorta di Tribunale che ha la sua sede all’interno di se stessa a ripercorrere tutte le mattine le tappe della sua Via Crucis personale seduta a uno scrittoio e a ricostruire con l’ossessione dell’esattezza tutti i momenti della vicenda con l’assoluta precisione del particolare. Questo è l’unico modo di vivere che la farà continuare fino al giorno in cui lei stessa morirà. La mattina inchiodata allo scrittoio a ricostruire gli attimi, le emozioni, i turbamenti e il doloroso nodo alla gola. La notte a implorare, a piangere, a risentire il tonfo del corpo del suo amato che cade per l’esecuzione capitale avvenuta per fucilazione. Supplizio estremo che ha avuto luogo a seguito della denuncia della stessa Contessa ferita e folle di desiderio di vendetta. Più volte la nobildonna ripete che non è possibile sentirsi in colpa se ci si è vendicati di una persona priva di anima, ma la contraddizione è più che evidente. Un girone dantesco eterno e avvitato in se stesso. Uno dei terribili esiti che possono stamparsi su una vita quando ha preso la strada di “un amore sbagliato”. Un tema universale che può essere narrato in tutte le epoche.
Gianni Guardigli
Note di regia
In ”Senso” di Gianni Guardigli la vicenda narrata è ambientata nel periodo della Dolce Vita, gli anni ’60, quando la capitale si ammanta di “desiderio di futuro”. Nella mente della nobildonna è stampato per sempre il giorno della sua vendetta, attimo dopo attimo, pensiero dopo pensiero. In tutto il testo regna sovrana il fantasma del soldato tedesco; ricordi, strazio, felicità ed emozioni perdute, rimorso, ferite insanabili, dolore, per quel ménage sentimentale che tra la donna e il giovane si era instaurato e che era arrivato ad eccessi estremi di scabrosità fisica e morale. Un monologo dalla forza straziante che abbraccia nel ricordo un arco narrativo di molti anni. La mia lettura intende centrare la messinscena su tre temi portanti: primo il difficile, ambiguo, pericoloso rapporto tra status sociale e passione, secondo tema la solitudine dell’ atto compiuto, terzo tema infine l’impotenza dell’uomo, all’interno del conflittuoso rapporto tra bene e male, nei confronti delle passioni eccessive, forse sbagliate e quindi l’impotenza nei confronti dell’inevitabile, tragico, terribile, viaggio di perdizione, vuoto e disperazione che spesso ne consegue.
Elementi scenici, luci e musiche danno un fondamentale apporto alla costruzione di questo incubo d’amore, accompagnandoci in questo viaggio, nel vizio mentale, nelle patologie dell’anima della protagonista, nella sua via crucis, nel delirio e nell’ossessione di chi è braccato dai propri fantasmi, nei perversi meccanismi che scaturiscono dalla brama di passione, nelle pulsioni estreme, insite nell’uomo, nel disfacimento e nella disgregazione dell’animo che, inevitabilmente, ne scaturiscono. Siamo di fronte ad un’opera dai mille tempi e spazi, dai mille volti, dalle mille ambiguità e prospettive e la contessa è uno splendido, variegato, prismatico personaggio, dal percorso umano straziante, il cui significato più profondo é l’incessante aspirazione umana ad una compiutezza ed a un assoluto che sono sempre, forse, irraggiungibili. La regia intende restituire al testo la straordinaria capacità d’indagare l’animo femminile e le tortuose relazioni che abbiamo con noi stessi e poi con gli altri; ansie, paure, malesseri, malinconie, dolori, solitudini si confondono in un balletto straziante che ci trascina nell’inferno privato di una donna.