Teatro: Stagione teatrale 11/12
Evento concluso
produzione: Piccola Compagnia della Magnolia con il sostegno del Sistema Teatro Torino in collaborazione con Théatre Durance - Scène Conventionnèe (France - PACA)
elaborazione testo e regia: Giorgia Cerruti - assistente alla regia: Fabrizia Gariglio - con: Davide Giglio - suono e luci: Riccardo Polignieri - studio costumi e scelte musicali: Giorgia Cerruti - realizzazione costumi: Atelier PCM e Alessandro Di Blasi
Ispirato a Titus Andronicus di William Shakespeare
Dal 10 al 19 febbraio al Teatro Litta TITUS / Studio sulle Radici è la terza tappa di un percorso shakespeariano denominato Trilogia dell’Individuo inaugurat
con Hamm-let / Studio sulla Voracità (2009) e proseguito con Otello / Studio sulla Corruzione dell’ Angelo (2010 / 2011).
Dopo Otello e Amleto la compagnia prova a spingere lo sguardo verso un nuovo Shakespeare, meno evoluto certamente nella scrittura ma carico di potenza immaginifica e straziato nel cogliere il senso dei legami di sangue. Studiare le Radici è studiare il sangue, i rapporti primari di parentela o comunque i rapporti senza mediazioni, di rito e mito: dire “sangue mio” è dire a qualcuno che lui scorre in te. Crediamo che il senso del Titus sia politico o ideologico solo in apertura e chiusura: è un’opera dal carattere consapevolmente
grottesco dove il potere è su un piano tribale in quanto difesa di una famiglia e offesa ad un’altra. È pertanto potere privato e immediato, violento: potere di amare smisuratamente, o di sopraffare, stuprare, mutilare, uccidere. In profondità questo conflitto – così contemporaneo – non tocca le nostre culture o i nostri valori, ma si gioca sul sangue. Da una parte la coesione familiare e dall’altra l’opposto, la mutilazione come taglio del corpo tribale e del corpo individuale, recisione del legame essenziale della parte con il tutto.
Immagino un viaggio sincero tra Shakespeare e noi, uno spazio scenico ampio e nudo, scarno, una grande tela al fondo che assorbe cromaticamente nei rossi lo spazio, una cancrena a fare da sfondo e Velasquez che ispira nei costumi l’ampiezza delle passioni e l’energia degli attori. E aria che si sprigiona tra le vesti, nella recitazione attenta a rispettare la metrica di Shakespeare ma aperta anche al nostro dire, un’estetica antinaturalistica sempre attenta a dichiarare il teatro, la sua finzione, ma ostinatamente volta a offrire la verità e la densità emotiva in un equilibrio difficile da trovare ma che continua febbrilmente ad appassionarci.
Giorgia Cerruti