Amleto
Nella carne il silenzio
di W. Shakespeare
drammaturgia: Stefano Geraci - regia: Roberto Bacci - con: Tazio Torrini, Andrea Fiorentini, Serena Gatti, Debora Mattiello, Luigi Petrolini, Francesco Puleo, Alessandro Porcu
produzione: Compagnia Laboratorio di Pontedera
Come raccontare la storia di Amleto? Ogni teatro sceglie un suo Amleto.
Ma forse è una illusione. Sarebbe più giusto dire, che è Amleto stesso, con la sua seducente potenza, a farsi avanti per trovare ogni volta un provvisorio rifugio al suo andare.
All’inizio del nostro spettacolo Amleto pronuncia le parole che precedono la sua morte, ma senza liberarlo dalla storia e dalla leggenda a cui è incatenato.
I duellanti, con le loro veloci metamorfosi nei personaggi della tragedia, sono le sentinelle della vicenda, i custodi legati alla secolare memoria del racconto che accompagneranno, ancora una volta, la cadenza dei suoi passi diretti verso il duello finale con Laerte.
E’ noto che è impossibile “fissare” una volta per tutte il testo di Shakespeare. Noi abbiamo scelto la versione in cui Amleto, dopo la visita alla madre, l’incontro con lo spettro del padre e l’uccisione di Polonio, va incontro al suo destino senza meditati piani di vendetta. “C’è una speciale provvidenza anche nella caduta di un passero”, dice al suo ritorno a Elsinor. Amleto ha davanti a sé un tempo reale per spingersi oltre, procrastinare, indugiare, ma è pronto ad accettare, in ogni momento, il suo destino, a coltivare, ancora una volta, la consapevolezza dell’essere qui e ora.