Zio Vanja
di Anton Cechov
traduzione e riduzione: Fausto Malcovati - con: Paola Bacchetti, Gaetano Callegaro, Corinne Castelli, Elisabetta Ferrari, Andrea Pierdicca, Andrea Trapani - scene e costumi: Bruno Buonincontri - disegno luci: Fulvio Melli - musiche originali: Enrico De Lotto - regia: Giovanni Scacchetti - primo spettatore: Antonio Syxty
produzione: LITTA_produzioni - Progetto Work in Progress - IV edizione, primo anno
Anton Cechov, Zio Vanja
Raccontare questi Anni Zero
Da una sete, un bisogno assoluto di raccontare il presente ha origine la scelta – mia e del teatro Litta – di mettere in scena un classico, e fra i classici di scegliere Cechov.
“Cechov in quanto agli uomini non riuscì in alcun modo ad assumere un atteggiamento
paterno nei loro riguardi, poiché scoprì di essere soggetto al pari di essi alla medesima
dolorosa e ineluttabile condizione umana. Preferì quindi considerarli fratelli.”
Leone Pacini Savoj, Anton Cechov e Maksim Gorʼkij, 1951
Cʼè una casa nella nostra storia, Zio Vanja, un luogo che si è conquistato a fatica, al prezzo di sacrifici. E cʼè un Professore che torna ad abitarla con la sua seconda, bella, giovane moglie.
Nella casa abitano Vanja e la sua giovane nipote Sonja insieme alla njanja che li ha cresciuti, Marina, e talvolta è loro ospite il dottor Astrov, un originale che pianta i boschi per chi verrà dopo di noi, per “coloro a cui noi oggi apriamo la strada”.
I personaggi di questa storia – che recitiamo nella nostra attualità – impiegano il loro tempo a tentare di scoprire cosa li lega uno allʼaltro, e che posizione è sensato prendere nei confronti del tempo, di questa possibilità che ci scorre dalle mani – la nostra vita.
Nel farlo fino in fondo affrontano tutto: la politica (perché il nostro stesso stare al mondo è di per sé permettere o non permettere che qualcuno ci governi), i sentimenti (perché ciascuno di loro non vuole restare solo), il sacro.
Alla fine ciascuno di loro avrà una risposta.
Il nostro Zio Vanja è una preghiera che tenta di abbracciare il nostro passato, e ci spinge a parlare con gli uomini che verranno dopo di noi, e che non conosceremo, esattamente come ha fatto Anton Cechov rivolgendosi a noi – centodieci anni fa – scrivendo questa storia.
Lo facciamo da qui, dalla fine di questi anni zero, oggi, da Milano.
Progetto Work in Progress è realizzato con il contributo di:
Comune di Milano – Tempo Libero
Provincia di Milano – Settore Cultura
Regione Lombardia – Culture, Identità e Autonomie della Lombardia