Il venditore di sigari
di Amos Kamil
traduzione: Flavia Tolnay - regia: Alberto Oliva - con: Gaetano Callegaro e Francesco Paolo Cosenza
produzione: LITTA_produzioni
traduzione: Flavia Tolnay - regia: Alberto Oliva - con: Gaetano Callegaro e Francesco Paolo Cosenza
produzione: LITTA_produzioni
“Il sigaro intorpidisce i dispiaceri e riempie le ore solitarie con milioni di deliziose immagini.”
“Se non sa nulla sul Giudaismo, lei e’ predefinito dalle leggi razziali dei Nazisti.
Difatti, l’unica cosa che la fa essere un Ebreo è la legge nazista e per quel privilegio
io non ho bisogno di andare fino in Palestina. Io rimango qui”.
Nella Germania appena uscita dalla guerra, due uomini soli si incontrano tutte le mattine alle sei e trenta in un negozio di tabacchi. Uno ne è il proprietario, l’altro è un professore ebreo. Entrambi si portano dietro un segreto e alcuni frammenti della Storia, che ha appena sconvolto e quasi annientato un popolo presente in tutto il mondo con diverse nazionalità ma un’unica fede. Questo li chiama ad assumersi la responsabilità della loro appartenenza e a definire la loro posizione; attraverso un dialogo serrato e di forte tensione in cui si rinfacciano reciproche colpe e recriminano sui torti subiti, i due protagonisti arriveranno a scoprire chi sono veramente e quanto gli avvenimenti storici hanno condizionato la loro vita. La partita si gioca su un piano in cui è impossibile giudicare, in bilico tra la vita e la morte, la devastazione della guerra e le ipocrisie della ricostruzione.
Come la Storia ha segnato chi si sentiva non solo ebreo, ma anche cittadino dell’Europa? Un Ebreo ha il diritto di sentirsi anche Tedesco?
E’ il dilemma dell’appartenenza, dell’etichetta, che ognuno si porta dietro da quando nasce e alla quale è costretto ad aderire o a ribellarsi, ma non può restare indifferente.
Affrontare questo testo, da non ebreo, è per me l’occasione di indagare sulla difficoltà universale di scegliere se rimanere nascosti a combattere il nemico da dentro, o partire, abbandonando le proprie radici per combattere il nemico da lontano, ma a viso aperto.
Penso a uno spettacolo che, partendo dalla questione ebraica, sappia trascenderla e arrivare a parlare di tutti, perché tutti prima o poi siamo chiamati a fare i conti con la nostra identità e a scegliere i tempi e i modi della nostra partecipazione sociale, oggi più necessaria che mai. (Alberto Oliva)
“Il tragico nella vita è che ognuno ha le sue ragioni” (Renoir)
ESTRATTI DA RASSEGNA STAMPA:
“ (…) il sentimento che si staglia netto in questa messa in scena, curata con attenzione dal giovane Alberto Oliva, è quello dell’impossibilità di riuscire a vivere per chi è sopravvissuto qualunque sia stata la sua storia. Con bravura e intelligenza Francesco Paolo Cosenza affronta il suo Gruber dandogli toni di segreta sofferenza per un indicibile che deve essere detto. Di fronte a lui il Doktor di Gaetano Callegaro che sceglie nella politica il futuro. (…)”
Magda Poli, Corriere della Sera, 19/05/2010
“Non capita spesso, sulle scene italiane, di vedere uno spettacolo incentrato unicamente su sottili questioni di scelte morali. Se poi queste scelte morali riguardano un tema cruciale, ma lontano nel tempo, come quello della possibilità di scampare alla Shoah nella Germania nazista, allora l'argomento sembra farsi in qualche modo ancora più astratto. Ma siamo sicuri che gli interrogativi proposti dall'israeliano Amos Kamil, autore del testo allestito al Teatro Litta di Milano, riguardi solo quel periodo e quegli avvenimenti? Siamo sicuri che il problema sollevato, della sopravvivenza a ogni costo, non abbia in sé valenze assai più universali e attuali?
Il regista Alberto Oliva è bravo a mantenere l'azione sul filo di un giudizio sospeso, impossibile da pronunciare. Gli attori, Gaetano Callegaro e Francesco Paolo Cosenza, scavano con una sorta di ferocia trattenuta nell'inquieta interiorità dei loro personaggi.”
Renato Palazzi, delteatro.it, 20/05/2010
“Da non perdere perchè affronta con ritmo serrato, senza mai un attimo di noia, temi fondamentali. (…). Sala piena, lunghi applausi da un pubblico giovane e in maggioranza non ebraico: il tema tocca corde universali in una realtà, come quella odierna, in cui la definizione identitaria è così problematica e il confine tra Bene e Male così labile. ”.
Viviana Kasam, Moked, 17/05/2010
“Spettacolo ben costruito, a partire da un testo che il giovanissimo Alberto Oliva (classe 1984) dichiara di aver sviscerato con cura e passione, discutendone a fondo ogni passaggio insieme agli stessi attori e costruendolo come il frutto di un procedimento ragionato. E ragionata è anche l'organizzazione dello spazio, ottimo lavoro della scenografa Frascesca Pedrotti (…). Uno spazio che dà agli attori "la possibilità di agire i conflitti del testo", ponendo fra loro una sorta di muro: una credenza piena di scaffali, vetrine, scatole di sigari ed ante scorrevoli, da aprire per comunicare e da chiudere per nascondersi.”
Silvia Pizzi, teatrimilano.it, 15/05/2010
“Bravissimi gli attori Gaetano Callegaro e Francesco Paolo Cosenza. Assolutamente funzionali le belle scene di Francesca Pedrotti”.
Maurizio Carra, teatrionline.com, 14/05/2010
“Callegaro e Cosenza sono bravi a dar vita a due personaggi che si urtano a vicenda e a calibrare con maestria il lento ribaltamento dei ruoli, tanto da arrivare a scambiarsi le battute refrain del dramma. (…) Il pubblico ha apprezzato e l’ha dimostrato con un clamoroso applauso, a cui si è unito lo stesso autore presente in sala”.
Saul Stucchi, alibionline.it, 12/05/2010
dall'11 al 30 maggio
[evento concluso]